Il vero protagonista del viaggio è lui: VAGATOR - il camper. Questo nome ci ricordava una splendida spiaggia a Goa in India, Vagator Beach, e richiama inoltre l'idea di un viaggio senza un programma definito, un vagare per il mondo appunto, e a lui è intitolato il libro.

VAGATOR nei sette anni di viaggio ha percorso oltre 137.000 chilometri. Il primo viaggio di collaudo fino a Madras, in India fu molto duro ed impegnativo: quando un veicolo riesce a percorrere senza danni le micidiali piste del Beluchistan dopo il monsone, non teme poi nessun altro tipo di strada.

La struttura è in un unico blocco di vetroresina su meccanica Iveco. E' un mezzo confortevole e solido e prima della partenza abbiamo apportato alcune migliorie. La nostra maggiore preoccupazione è sempre stata il grande parabrezza panoramico, se venisse colpito da una pietra e andasse in pezzi (niente di più probabile, considerate le migliaia di chilometri di strade sterrate del nostro itinerario), sarebbe la fine del viaggio. La soluzione la troviamo con il montaggio davanti al vetro originale di un telaio in acciaio e uno schermo perfettamente trasparente di plexiglas, in parte asportabile. Contro la polvere e la sabbia ricorriamo a una soluzione esteticamente discutibile ma all'atto pratico molto valida: un filtro esterno a turbolenza, del tipo di quelli che vengono montati sui mezzi che lavorano nelle cave. Infine montiamo un impianto di sospensioni completo della OMA con ammortizzatori super dimensionati, che ci assicura su ogni terreno la massima sicurezza di guida. Per l'interno al momento della progettazione avevamo privilegiato la soluzione con la dinette nella parte posteriore, ideale per due persone.

Il nostro camper è così trasformato in un affidabile "mezzo da viaggio", che non ci tradirà una sola volta per tutta la durata del viaggio.